La forza e il sorriso: donne, cancro e make-up

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Foto La forza e il sorrisoIl progetto “La forza e il sorriso” è un laboratorio gratuito di make-up per donne in terapia oncologica il cui scopo è quello di aiutarle a migliorare il proprio aspetto fisico durante e dopo le cure. É quindi un programma non-medico, che non interferisce con le cure mediche né intende in alcun modo sostituirsi ad esse. L’iniziativa nasce in Italia sotto il patrocinio di UNIPRO (l’associazione che raccoglie le aziende cosmetiche italiane) e si ispira all’esperienza internazionale di “Look good feel better”, analogo programma varato negli Stati Uniti nel 1989 e che si è progressivamente esteso in 19 paesi nel mondo. Le donne che hanno aderito a questo programma, seppure inizialmente dichiarassero di volersi rinchiudere in casa, sono state in realtà felici di avervi partecipato, confermando che vedersi più belle ha ridato loro fiducia e grinta per affrontare questa difficile malattia.

Le sedute organizzate da “La forza e il sorriso” sono incontri di gruppo della durata di 2 ore, in un’atmosfera informale e piacevole, a cui partecipano 6/8 donne. Sono presenti una psicologa-psicoterapeuta e dei consulenti di trucco professionisti, che insegnano accorgimenti per realizzare il make-up giusto e fanno provare nuovi trattamenti di bellezza viso-corpo. Vengono forniti alle pazienti suggerimenti e consigli per migliorare il proprio aspetto fisico, per ridisegnare i tratti del volto, per ritrovare, guardandosi allo specchio, la propria identità e per tornare a coltivare la propria femminilità. Infatti, durante la chemioterapia o la radioterapia la pelle, i capelli e le unghie possono subire dei cambiamenti con conseguenze sulla percezione della propria immagine e sulla vita di relazione. Al termine della sessione viene regalato un kit di bellezza per continuare a casa quanto appreso.

Il progetto ha ottenuto anche il patrocinio di Umberto Veronesi, che ha affermato: “Il compito del medico è quello di togliere il tumore dal corpo del paziente ma anche dalla sua mente. Il malato infatti deve essere considerato un’unità psico-fisica e il medico, oltre a curare la malattia, deve prendersi cura della persona. Che vuol dire saper comprendere, o intuire, anche i suoi bisogni psicologici. E aiutarla a fare di tutto per non abbandonarsi alla malattia e a lottare per la guarigione. Un atteggiamento psicologico positivo è importante per aderire meglio alla cura e per vivere meglio il periodo della malattia; tale atteggiamento si può coltivare anche migliorando il proprio aspetto, che non è quindi solo un piacere ma anche un valore terapeutico.”



Oggi è il giorno più felice dell’anno

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Oggi è il giorno più felice dell'annoFonte: Corriere della Sera.it. O+(NxS)+Cpm/T+He: non stiamo dando delle lettere a caso, bensì applicando la formula della felicità, calcolata da un ex docente dell’Università di Cardiff sulla base delle cose che più ci rendono contenti, come le giornate più lunghe, i fiori in rigogliosa crescita, la certezza che le vacanze siano dietro l’angolo e i bei ricordi dell’infanzia legati all’estate. Tutte sensazioni che raggiungerebbero il loro picco più alto proprio oggi, che è il terzo venerdì del mese di giugno e, appunto, «il giorno più felice dell’anno», stando all’esimio cattedratico. In pratica, il dottor Cliff Arnall, che oggi dirige il “Cardiff Centre for Lifelong Learning”, non ha fatto altro che assegnare dei numeri ai fattori sopra indicati e il risultato che ne è scaturito è la cosiddetta «formula della felicità» di cui si parlava all’inizio, dove stare all’aria aperta (O) si aggiunge all’elemento naturale (N) moltiplicato per l’interazione sociale (S) e i ricordi estivi dell’infanzia (Cpm), il tutto diviso per la temperatura (T), sommata all’eccitazione della vacanza (He). Un calcolo magari non facilissimo, da cui, però, scaturirebbe il risultato della “somma contentezza”, che si raggiungerebbe appunto oggi. Peccato, però, che ai giorni nostri si badi più alle soddisfazioni materiali che non alla ricerca della felicità, come sottolinea lo stesso professor Arnall al “Daily Express”: «La nostra società sta diventando molto materialista, con le persone che anziché chiedersi “quanto sono felice”, preferiscono domandarsi “quanto devo guadagnare” (per essere felice). Ecco perché il miglior consiglio che mi sento di dare è quello di lavorare meno e di passare più tempo con chi si ama, perché questo rende davvero più contenti».
I CONSIGLI – Una dritta che, però, non farà certo la felicità dei capiufficio inglesi, visto che oggi – terzo venerdì del mese di giugno, dunque il “giorno più felice dell’anno” – si gioca anche Inghilterra-Algeria, seconda e decisiva sfida del Mondiale in Sudafrica, con le attenzioni di almeno 20 milioni di tifosi tutte rivolte alla partita, alla faccia del lavoro. «Vincere questa sera – ha concluso lo psicologo – significherebbe portare la felicità a livelli ancora più alti di quelli già previsti per questo periodo dell’anno». E se venerdì 18 giugno è considerato il giorno più felice del 2010, il 18 gennaio è stato quello più infelice, sempre secondo il professor Arnall e i suoi bizzarri calcoli matematici: a onor del vero, va però detto che sei mesi fa l’infausta data cadeva di lunedì,ovvero giornata non felicissima già di suo, visto che segna il ritorno al lavoro dopo il weekend. Come dire, non ci voleva la matematica per calcolare una cosa così ovvia.



Le galassie ci sorridono

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Le galassie ci sorridonoEh sì, sembrerebbe proprio che le galassie ci sorridano come mostra questo “faccione” sorridente fotografato all’interno del Quintetto di Stephan, il gruppo di galassie più simpatico e scalmanato del cosmo.
Urtandosi come su una pista dell’autoscontro infatti, questi cinque ammassi di stelle scoperti nel 1877 dall’astronomo Edward Stephan, stanno dando origine a una delle onde d’urto più violente mai osservate finora. Una striscia d’idrogeno più lunga della Via Lattea è visibile nella foto in verde al centro.



Ridere è una cosa seria – Mondadori Editore

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La risata è una risorsa straordinaria in ogni momento della vita: in famiglia, nella coppia, nel lavoro, negli affari, in politica. Eppure il riso per secoli è stato censurato, assimilato alla follia, considerato non meritevole di studio né dalla scienza né dalla filosofia. Oggi le cose sono cambiate e anche in Italia vengono condotte serie ricerche sulla risata. Basandosi su questi studi pionieristici Donata Francescato accompagna il lettore in un appassionante viaggio nel mondo del riso facendogli scoprire alcune sorprendenti verità.



Il movimento per ritrovare la gioia di vivere

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C’ è chi sogna di cambiare il mondo, chi si rimbocca le maniche e ci prova. Al centro del nuovo ordine c’ è la felicità, solo lei in grado di cambiare il mondo e renderlo un posto migliore. È il credo del Movement for Happiness, organizzazione che verrà inaugurata a Londra a settembre. L’ ideatore è Lord Richard Layard, già fondatore del centro per la performance economica della London School of Economics e consulente dei laburisti di Gordon Brown, che ha pensato di identificare nella mancanza di felicità il malessere della società odierna. «In Gran Bretagna e negli Stati Uniti la felicità della popolazione è oggi agli stessi livelli di sessant’ anni fa, mentre sono aumentati oltre ogni misura agiatezza e tenore di vita – sottolinea -. La conclusione è che soldi e ricchezza non sono l’ unica fonte della felicità». È arrivato il momento di pensare ad altre fonti, dice, per esempio «l’ armonia interiore, le relazioni interpersonali. Il progresso è anche questo». Nel frattempo si cerca un direttore. Necessarie doti di leadership ed esperienza. Lo stipendio? 80.000 sterline l’ anno. I soldi non bastano per essere felici, ma aiutano.



Donne: il sorriso è il segreto della bellezza

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La rabbia ti fa brutta, almeno se sei una donna. Se infatti il sorriso rende le signore più belle ed attraenti, il cattivo umore o la malinconia maschilizzano il loro volto, rendendolo meno gradevole.
Ciò emerge da una serie di esperimenti pubblicati dal “Journal of Vision”.
Nel primo test gli scienziati hanno lavorato con volontari (ambo sessi), chiedendo loro di identificare alcune immagini di espressioni facciali. I volti che esprimevano rabbia (sopracciglia basse, labbra tese) venivano in maggioranza attribuiti ad un proprietario maschile. Al contrario, facce marcate da sorrisi palesi e sopracciglia alte (simboli di gioia) venivano assegnati ad una donna.
Il secondo studio ha utilizzato invece volti con espressioni di gioia, rabbia, tristezza, paura, oppure neutre.
In generale, gli scienziati puntualizzano come i visi maschili vengano individuati rapidamente, mentre i volti femminili arrabbiati suscitavano dubbi ed incognite.
La dottoressa Ursula Hess, del Dipartimento di psicologia dell’università del Quebec a Montreal prova a spiegare: ” l’associazione fra i concetti uomo-rabbia e donna-felicità è talmente forte da influenzare le decisioni circa il sesso di qualcuno, quando la persona viene osservata brevemente”.
Secondo la psicologa, questo è un residuo (l’ennesimo) dell’evoluzione e della formazione della società. Nel passato, infatti l’uomo rivestiva il ruolo di protettore e di “aggressore” della coppia, mentre la donna era associata a concetti di dolcezza e protezione (a voler essere cattivi, anche di remissività). E secoli di lotte per la parità e di femminismo aggressivo non hanno cancellato l’associazione sorriso= maggiore femminilità.



Sanremo 2010 – Il blog del sorriso c’era!

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 …e per rimanere in un’aria di sorrisi e serenità segnaliamo il pezzo di Arisa accompagnato dal trio delle sorelle Marinetti.

Guarda il Video: http://www.youtube.com/watch?v=4Wxf92Dqiac



Carnevale solidale a Busseto (PR): “È bello ridere se la tua risata raddoppia il sorriso altrui”

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Saranno i migliori gruppi mascherati e le più effervescenti marching band italiane in corteo ad aprire la 129esima edizione del Gran Carnevale di Busseto 2010 nel segno del divertimento, della tradizione, della musica e della cultura che si svolgerà nelle domeniche del 31 gennaio, 7, 14 e 21 febbraio 2010 dalle 14.30 alle 19.
Non mancherà nessun ingrediente classico del carnevale: il concorso dedicato alle maschere più belle, il carro gigante più votato, la commedia dell’arte con Arlecchini, Pulcinella, Colombina, Pantalone in corteo, burlesque, clown e giocoleria di strada, salsicce e cotechino, dolci chiacchiere ricoperte di zucchero a velo, tortelli ripieni di marmellata, culatello, strolghino di salame, torta fritta calda, cioccolato verdiano e vin brulè fumante.
Ma il Carnevale è anche solidale: con lo slogan “È bello ridere se la tua risata raddoppia il sorriso altrui”, una parte del costo del biglietto d’ingresso (9 euro biglietto singolo; 20 euro abbonamento alle 4 domeniche), viene infatti devoluto in solidarietà.
Carnevale è, poi, soprattutto la festa dei bambini, e allora quelli che non superano il metro di altezza non pagano l’ingresso. Ogni domenica l’animazione sarà diversa: sbandieratori a ritmo di musica, sfilate di bande mascherate, concerti di bande storiche, spettacoli in costume itineranti, scuole di ballo al ritmo di salsa e merengue, majorette, artisti di strada.



Cos’è lo Yoga della Risata?

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yoga della risataÈ una serie di tecniche che utilizza esercizi di respirazione profonda propri dello Yoga, esercizi di risata stimolata, di stretching e di gioco per Ridere senza motivo. L’organismo può così beneficiare di tutti gli effetti positivi prodotti da una risata spontanea; a forza di simulare ci si ritrova poi a ridere sul serio, rieducando il senso dell’umorismo. Lo Yoga della Risata è stato ideato dal dott. Madan Kataria, gelotologo (Gelotologia: Scienza del Ridere) e medico di Mumbai (India), che dal 1995 ha messo a punto una serie di tecniche per poter ridere in modo stimolato. Il dott. Kataria è stato definito dal London Times il Guru della Risata, ed è presidente e fondatore dell’International Laughter Club (Club della risata Internazionale), che catalizza oltre 5000 Club della risata (Laughter Club) in tutto il mondo. Il dott. Kataria porta avanti un importante messaggio pacifista. Egli afferma che ridere non conosce confini, non fa distinzioni di razza, credo religioso o colore ed è un linguaggio universale che può unificare il mondo. Per tale motivo ha istituzionalizzato la Giornata Mondiale della Risata (World Laughter Day), che si celebra ogni anno la 1° domenica di maggio e dove si ride a favore della pace nel mondo. Un primato in occasione di questo evento si è registrato nell’anno 2000 a Copenaghen, in Danimarca, dove oltre 10.000 persone si sono riunite nella piazza principale della città per ridere insieme.



La storia di Babbo Natale

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babbonatale_letteraC’era una volta un signore molto buono, e generoso che viveva in una capanna nel bosco di un paese molto freddo.
I suoi vicini di capanna lo adoravano per la sua simpatia e per gli oggetti in legno che ricevevano in dono.

Il signor Natale trascorreva la giornata occupandosi del raccolto del suo orto, si prendeva cura  delle sue amiche renne ed si divertiva ad intagliare il legno da cui ricavava piccoli e grandi oggetti che poi regalava ai vicini.
Il signor Natale era molto amato anche dai bambini del bosco per le storie che raccontava e perché era diverso da tutti gli altri adulti. Vestiva sempre di rosso ed aveva una lunga barba bianca. La cosa che piaceva di più sia ai bambini che alle loro mamme era la sua grande pancia morbida sulla quale i bambini più piccoli si addormentavano ascoltando i suoi racconti.

Un giorno il signor Natale fece un sogno: sognò un angioletto seduto sulle sue ginocchia che gli disse:  “Sai una cosa signor Natale? Tu fai tanto per i tuoi vicini di capanna ma puoi fare ancora molto di più … si!
Puoi regalare un sorriso anche ai bambini che abitano fuori da questo bosco, ce ne sono tanti che non sono così fortunati da conoscerti ma che per un giorno … possono desiderare di aspettarti”.

Il signor Natale sorpreso per le parole dell’angioletto, gli chiese: “Ma come faccio io a regalare un sorriso? Io sono capace solo di raccontare storie e fare oggetti intagliando il legno.”

“Esatto! Proprio così!”, esclamò l’angioletto.

Il signor Natale si svegliò di soprassalto esclamando: “Esatto! Si! Proprio così! Quando racconto storie i bambini sorridono e quando regalo i miei oggetti di legno i genitori mi ringraziano … con un sorriso!!!!

Il signor Natale subito si rattristò: “Ma come faccio a raggiungere i bambini che abitano fuori dal bosco?”
La camera da letto si illuminò di una luce abbagliante ed il signor Natale riconobbe, tra la luce, la sagoma dell’angioletto del suo sogno che gli disse:  “Ma ti devo proprio dire tutto? E le renne secondo te a cosa servono? Sono animali che non si stancano mai e che non soffrono il freddo!”

“Vero! – proseguì il signor Natale – “Potrebbero trainare la mia slitta … è un po’ arrugginita ma posso sistemarla per un viaggio così lungo!”.

Il signor Natale scattò fuori dal letto, uscì dalla capanna e chiamò gli elfi del bosco: “Presto amici, c’è un lavoro da fare per tanti bambini che hanno desideri. Presto! Venite! ho bisogno di voi per realizzarli!



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